Una nuova forma d'arte caratterizza il lavoro di
Celio Bordin, artista veneto, trasferitosi a Milano
e attualmente ospite della Città di Palermo.
È un artista moderno che esprime nel suo
lavoro tutto il suo mondo interiore, il suo psichico
universo, avvolto da un magnetismo tale da rapire
incondizionatamente l'osservatore.
L'assemblaggio di oggetti, tecnica da lui adoperata,
dà vita ad un mondo nuovo, fatto di ricordi,
di luoghi abbandonati e di soggetti/oggetti che
nelle sue mani acquistano una nuova esistenza.
All'interno della sua produzione scorre l'idea di
sacralità dell'oggetto, tale da averlo fatto
ritenere Artista d'Arte Sacra in Giappone, paese
dove ha soggiornato a lungo.
Il suo percorso creativo è pervaso da quella
filosofia orientale definita zen: il cercare, l'osservare
e il riconoscere il proprio soggetto, sono stimolo
etico per Bordin, che va oltre e contro il preconfezionamento
e l'omologazione che la società prova ad
imporre.
La sua bandiera è senz'altro la libertà
espressiva che trova sfogo nella rappresentazione
di una altra dimensione artistica, che vede la fusione
di pittura e scultura, con echi di cinematografici
effetti speciali.
La sua necessità creativa lo rende artista
fortemente concettuale, dove la scomposizione per
ricomporre una realtà nuova avviene all'insegna
del puro piacere estetico della trasformazione della
materia.
Infatti è proprio la materia il suo punto
di partenza, con attenti studi che lo hanno portato
a riflessioni sull'impatto della luce prima sul
metallo sino a giungere alle forme più leggere
in plexiglass e in legno.
Il lavoro di Celio Bordin è di immediato
impatto visivo ma al contempo di profonda riflessione
tematica.
È una continua scoperta in uno sviluppo profondo
che richiede un'osservazione accurata e lenta, di
un mondo intimamente poetico, nel quale l'autenticità
artistica è l'elemento
preponderante.
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Nota critica
Laura Di Trapani
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